Secondo un ipotesi sembra che Basil III, possa tagliare il mercato dei Confidi, le società di fido sui capitali, di un quinto.
La bozza di revisione vorrebbe aumentare il capitale degli intermediari finanziari e che se non soddisfatta, oltre agli enti di garanzia dei prestiti ridurrebbe gli approvvigionamenti anche delle piccole imprese con rating di livello medio.
La grande crisi finanziaria ha evidenziato l'insufficienza patrimoniale delle banche, per questo il Comitato di Basilea (creato dalla Banca per i regolamenti internazionali) ha rilasciato due documenti di consultazione, finalizzate a rendere il sistema finanziario più stabile.
In linea generale la ri-regulation si va nella direzione di rendere più stringenti i requisiti patrimoniali soprattutto nei confronti delle operazioni di finanza strutturata.
Con qualche eccesso, per esempio sul rischio di controparte - cioè sulla possibilità che fallisca la controparte con cui una banca stipula un contratto derivato - : Basilea 2 prevede che, a fronte del rischio di controparte, una banca debba mettere da parte capitale per un ammontare pari al 2,5-4% del rischio stesso.
Basilea 3 alza l'asticella al 20-25 per cento.
«All'interno delle proposte - osserva Marco Salemi, direttore ricerca e innovazione di Crif - è stata inserita una norma che potrebbe colpire soggetti, come i Confidi, non solo estranei alle cause della crisi ma che, in epoca di politiche creditizie più restrittive, sono uno strumento utile per l'accesso al credito delle Pmi».
Infatti è previsto l'innalzamento del requisito patrimoniale nei confronti di esposizioni verso altre imprese finanziarie. In poche parole, poiché la crisi ha messo in evidenza che il grado di interconnessione tra le banche le rende più esposte al rischio sistemico delle imprese industriali, la norma richiederebbe di detenere più capitale quando si prestano soldi sull'interbancario.
«Il punto - aggiunge Salemi - è che i soggetti più penalizzati sono sia gli istituti di credito di dimensioni maggiori, quelli con esposizione totale superiore a 25 miliardi, sia gli altri intermediari finanziari (indipendentemente dalla dimensione) che generano la maggior parte dei profitti dall'attività finanziaria, come hedge fund e prestatori di garanzie».
Pertanto rientrerebbero anche i Confidi in quanto prestatori di garanzie, pur essendo questi enti mutualistici con finalità molto diversa dalla massimizzazione del profitto.
Oggi i Confidi forniscono garanzie per 9,5 miliardi su oltre 20 miliardi di affidamenti.
Le imprese con rating intermedio sono il target naturale dei Confidi: la condivisione del rischio con le banche può abbassare il costo del credito rendendone più agevole l'accesso.
Però, paradossalmente, come ha rilevato Crif in uno studio, le difficoltà per i Confidi arriverebbero soprattutto dalle imprese con rating intermedio, alcune delle quali - quelle della fascia bassa -rischiano di essere escluse dai nuovi parametri.
Oggi le imprese migliori non ricorrono alle garanzie, mentre quelle con rating più bassi risultano troppo onerose per il Confidi: il capitale da accantonare è eccessivo. In questo contesto, l'introduzione della penalità sui garanti finanziari di Basilea 3 renderebbe necessario per i Confidi rafforzare la propria dotazione di capitale per compensare i nuovi rischi.
«Purtroppo non sempre questo è possibile - conclude Salemi - E l'unica alternativa rimarrebbe quella di contrarre la disponibilità delle garanzie aumentando la parte di imprese considerate troppo rischiose».
Dalla simulazione di Crif emerge che le imprese con credito "razionato" potrebbero passare dall'attuale 7% delle società di capitale a più del 15%: con una riduzione del mercato potenziale del 20 per cento.
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